Il giorno delle memorie

La sera del 27 gennaio, in una sala piena, ci siamo confrontati con le storie e le condizioni attuali delle varie vittime dell’olocausto, erano presenti rappresentanti delle comunità dei disabili, degli ebrei, di rom e sinti, di omosessuali e lesbiche. Ringraziamo A Braccia Aperte e tutti coloro che sono intervenuti.

Ecco il nostro intervento:

Le nostre comunità – lesbica, gay, bisessuale e transessuale – vengono da una lunga storia di persecuzione e anche oggi mentre siamo qui – riunite e riuniti nella memoria del passato – dobbiamo ricordare che nel mondo l’omosessualità è ancora reato in 91 paesi e in sette di questi è prevista la pena di morte.

Per quanto molto si sia fatto in questi settanta anni in tutto il mondo occidentale per dare a noi persone omosessuali e trans la piena cittadinanza, molte sono le difficoltà che dobbiamo affrontare.
Difficoltà sociali nella scuola, nella famiglia, sul luogo di lavoro, nelle comunità religiose e nei rapporti con le istituzioni.

Ad oggi in Italia l’orientamento sessuale e l’identità di genere NON sono comprese nella legge Mancino a fianco delle differenze etniche e religiose come categorie passibili di discriminazione, e gli insulti a sfondo sessuale sono purtroppo comuni a ogni livello della società fino ai più alti livelli, mentre le violenze fisiche ai danni della nostra comunità vengono rubricate nella cronache nera e non con gli episodi di razzismo e di intolleranza religiosa.

Alle violenze fisiche e verbali si somma la continua negazione della nostra affettività.
Le nostre famiglie non vengono nemmeno considerate di serie B: al momento in Italia sono totalmente invisibili e ogni nostro tentativo di vederle riconosciute è visto inspiegabilmente come un attacco contro il restante 97% della popolazione, quasi che i diritti alle minoranze potesse togliere qualcosa alla maggioranza
E così i nostri figli sono costretti a vivere in una famiglia a metà, visto che è riconosciuta legalmente solo la maternità o la paternità del genitore biologico.
Le persone omosessuali – che spesso sono rifiutate dalle famiglie di origine – si trovano così a non poter neppure costruire delle famiglie proprie, a vivere come “coinquilini”, ad affidarsi al buon cuore del personale sanitario per vedere il proprio partner malato, a non poter accedere alle case popolari, agli sgravi fiscali e all’eredità del congiunto; necessità tanto più sentite quanto più è fragile la situazione economica di gay e lesbiche.

La creazione di false divisioni dentro uno Stato fu utile al nazifascismo per prendere il potere, mettendo gli uni contro gli altri, o additando a presunte mostruosità. Questo è stato utile per limitare la libertà di tutti i cittadini.
Far credere che ci sia una contrapposizione tra persone eterosessuali e persone omosessuali, lesbiche, transessuali, ripercorre lo stesso solco. Ricordiamo che riconoscere diritti alle minoranze non toglie nulla alla maggioranza.

Le istituzioni politiche non si limitano alla sordità.
In alcuni casi esse agiscono attivamente contro di noi, ripescando dal passato più nero teorie di conversione “riparazione”, che puntano a cambiare l’orientamento sessuale sfociando spesso in violenza psicologica, prendendosi gioco non solo dei nostri sentimenti ma anche delle nostre intelligenze, finanziando e affiancando i nostri simboli istituzionali a convegni che predicano idee inumane e antiscientifiche.

In Italia oggi assistiamo anche alla costante diffamazione dei nostri progetti educativi contro il bullismo e per la prevenzione del suicidio adolescenziale – vi è un rischio doppio per i giovani omosessuali – . I nostri incontri nelle scuole vengono chiamati – senza cognizione – “ideologia del gender” e apertamente osteggiati, senza che mai qualcuno sia entrato nel merito dei nostri contenuti, e quando invece si tenta il confronto ci scoppia in faccia la rabbia di chi non fa mistero della propria lugubre nostalgia fascista.

La regione Veneto ha deciso di istituire la “festa della famiglia naturale”, da festeggiare in tutte le scuole l’ultimo giorno prima delle feste natalizie e riservata alle famiglie fondate sul matrimonio tra un uomo e una donna (ovviamente in questo rigoroso ordine). Una festa che quindi discrimina e offende migliaia di famiglie della nostra regione che vivono la loro vita in forme e modalità differenti da quelle stabilite degne dal Consiglio Regionale. Infatti, chiunque di noi sa per esperienza personale quanto composite e differenti siano le forme in cui le persone possono decidere di vivere insieme o gli ambienti in cui i bambini possono crescere. Nella nostra regione vivono felicemente famiglie composte da single, famiglie omogenitoriali, famiglie divorziate, coppie di fatto, conviventi, famiglie risposate e moltissime altre.
Come se ciò non bastasse la mozione chiede al governo di rifiutare le linee guida dell’OMS proposte dall’Unione Europea per l’educazione sessuale. Un modo per aggiungere, se non fosse ancora chiaro, che la scuola non deve aiutare gli studenti a comprendere le differenze che incontreranno nella società, ma che devono imparare a discriminare chi è diverso da loro.

Siamo però convinti, e la scienza ce lo conferma, che la felicità di una famiglia non dipenda dalla sua forma, ma delle relazioni che si sviluppano in essa. Per questo chiediamo a tutte le persone e le famiglie della regione di reagire a tutto questo. Vi chiediamo di inviarci una foto in cui mostrare la vostra famiglia. Verranno raccolte nella pagina facebook Tutte le famiglie felici si somigliano per mostrare al Consiglio della Regione Veneto che le famiglie di questa regione sono tante, diverse tra di loro ma tutte unite nel difendersi da chi promuove la discriminazione e l’odio.

Se anche voi credete che tutti i ragazzi abbiano diritto a non veder discriminata la propria famiglia o quella dei propri compagni e che abbiano diritto a ricevere un’educazione sessuale e affettiva aperta alle differenze presentateci la vostra famiglia e inviateci una foto!

Incrociamo le braccia – Infrociamo le lotte

Venerdì 14 Novembre scioperiamo socialmente per reclamare un reddito che non ci viene garantito.

Il lavoro, tradizionale o precario, è sottopagato, assente o gratuito. Basti pensare ai sempre più diffusi stage, che nascondono dietro istanze formative lo sfruttamento del lavoro non salariato; al volontariato che gestisce le richieste di assistenza e intervento sociale che dovrebbero essere garantite dal welfare pubblico; ai datori di lavoro che pretendono reperibilità e mansioni extra rispetto a quanto viene poi corrisposto.

Ogni giorno siamo circondati da lavoro non retribuito. Ci viene chiesto come un favore, per gentilezza, ma in realtà ci impone di dare piena disponibilità delle nostre vite sotto il ricatto di non vedersi rinnovato il contratto o con la ricompensa di una promessa (farai carriera, ti troverò un posto, farai esperienza).

Le persone LGBTI vivono da tempo una condizione di eterna adolescenza imposta, a causa del mancato riconoscimento delle loro identità e dei loro affetti, della loro volontà di costituire famiglie e di poter contare su una rete riconosciuta di supporto esistenziale e materiale. Ora questa condizione diventa universale, venendo a mancare per tutt* anche la possibilità di realizzarsi e sostentarsi individualmente tramite il lavoro, il passaggio a una condizione ‘adulta’ di stabilità e di autodeterminazione diventa sempre più un miraggio per chi non ha le spalle coperte.

La discriminazione sociale si incrocia con quella sessuale, i lavoratori e le lavoratrici LGBTI si trovano quindi doppiamente discriminati, doppiamente ricattabili e sfruttabili.

La necessità di nascondere il proprio orientamento sessuale per evitare situazioni di discriminazione e di mobbing è ancora il problema più diffuso per molte persone gay e lesbiche. Anche se il più delle volte dopo il coming out le cose migliorano nella rete dei rapporti, compresi quelli lavorativi, molto dipende dall’ambiente in cui si lavora e ancora oggi omosessuali e bisessuali continuano a subire più discriminazioni sul lavoro degli eterosessuali (22,1% contro il 12,7% secondo l’ISTAT). A poco servono le recenti introduzioni di normative contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale, quando la riforma dell’art. 18 permetterà di mascherare queste discriminazioni dietro a motivazioni economiche. Non parliamo poi delle persone transessuali e transgender, che continuano a subire un fortissimo blocco all’ingresso, specialmente quando il genere anagrafico non corrisponde con quello esibito.

Nella precarietà questi problemi sono ancora più gravi, perché avendo meno garanzie si subisce più fortemente il ricatto di dover ogni volta fare affidamento sulla “ampiezza di vedute” dei propri datori di lavoro, e dovendo cambiare spesso ambiente ci si ritrova ogni volta a dover ripetere il percorso del coming out per gradi: tastare il terreno, individuare le colleghe e i colleghi più friendly a cui dirlo prima, con tutti i rischi connessi volta per volta.

Per questi motivi, anche come persone LGBTI, non possiamo che aderire alle istanze dello sciopero sociale, contro la moltiplicazione del precariato introdotta dal jobs act, contro la pratica del lavoro servile e gratuito, per il reddito di base e il salario minimo europeo.

Nelle prossime settimane la Lega Nord ri-presenterà in Consiglio Regionale una mozione che impegna la Giunta ad individuare una data per celebrare la ”Festa della Famiglia Naturale, fondata sull’unione tra uomo e donna”.
Nulla da eccepire, se non fosse che il testo contiene, in realtà, affermazioni gravemente discriminatorie – sin dal titolo – e colpevoli di vera e propria disinformazione sul ddl Scalfarotto per il contrasto all’omotransfobia, sulla strategia dell’UNAR contro le discriminazioni e su altre delicate questioni oggetto di discussione negli ultimi mesi in Italia.
I consiglieri leghisti, ignorando la realtà dei fatti che vede una società multiforme e di certo non standardizzata, forzano l’assegnazione di etichette alle famiglie del Veneto, considerandone alcune come “naturali” e relegando tutte le altre, come ad esempio quelle composte da un solo genitore e dal proprio figlio, a subire il peso dell’etichetta di “innaturali”.
Allo stesso tempo, tra le premesse del testo in oggetto, leggiamo che “le istituzioni devono provvedere allo stanziamento di pubblici sussidi al fine di garantire ai genitori un’effettiva libertà” di scelta della scuola per i propri figli; il che significa che la Regione Veneto dovrebbe finanziare maggiormente le scuole private, richiesta davvero infelice in un momento così difficile per la scuola pubblica.

L’istituzione della “Festa della Famiglia Naturale, fondata sull’unione tra uomo e donna” sortirebbe il risultato di celebrare un concetto aleatorio e astratto, strumentalizzato dai redattori della mozione al fine di discriminare chiunque non rientri in tali dettami: una vedova che vive coi suoi figli, una coppia non ancora sposata, due persone dello stesso
sesso che si amano, secondo questa surreale mozione non sono “famiglia naturale”, perciò non sono degni di essere festeggiati.
Infine, la mozione arriva addirittura a chiedere al Governo di non applicare il Documento standard per l’educazione sessuale redatto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, colpevole – a detta dei firmatari – di un approccio alla sessualità e alle relazioni sentimentali privo di stereotipi: forse che i leghisti preferiscono che i figli crescano in modo inconsapevole, vivendo relazioni intrise di tabù?

Siamo quindi a chiedere ai Consiglieri Regionali:
- di non appoggiare una mozione che ricondurrebbe all’oscurantismo dei diritti civili, e che si oppone anacronisticamente all’evoluzione sociale, ad una visione comunitaria inclusiva, nonché alle direttive nazionali ed
internazionali in materia;
- di prendere atto di quali siano le effettive peculiarità, l’evoluzione, la varietà e le differenze già esistenti nella società in cui viviamo;
- di dare finalmente corpo e veridicità alla mozione contro l’omotransfobia approvata unanimemente dalla Regione Veneto nel febbraio del 2012, ma che ancora da allora attende di essere concretizzata.

Ci aspettiamo che il Consiglio Regionale dimostri che il voto unanime del 2012 non fu il canto del cigno dei diritti civili in Veneto, ma che al contrario la Regione faccia fede all’impegno preso di dar vita ad iniziative volte alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica verso la cultura delle differenze e verso l’inclusione dei diversi modelli di famiglia.
Non vi siano altri fini se non di contrastare con forza gli atteggiamenti e i comportamenti di natura omofobica e transfobica, condannando fermamente anche le prese di posizione di chi gioca sulla pelle dei cittadini per
ragioni puramente ideologiche, con la vergognosa responsabilità di istigare all’odio e alla discriminazione.

AGEDO Triveneto
Antéros LGBTI Padova
Arcigay Pianeta Urano Verona
Arcigay Politropia Rovigo
Arcilesbica L’ Araba Fenice Verona
Arcilesbica Il Riparo Padova
Arcilesbica Queerquilia Treviso
Associazione 15 GIUGNO-Arcigay Vicenza
Associazione DELOS Vicenza
Associazione Lieviti
Centro Milk Verona
Circolo Pink Verona
Circolo Tondelli LGBTI
Circolo UAAR di Verona
Famiglie Arcobaleno
LGBTE Veneto Orientale
Rete Genitori Rainbow
Romeo In Love
Shake LGBTE Conegliano
Tralaltro Arcigay Padova

Il 23 settembre è la Giornata Mondiale dell’Orgoglio Bisessuale; quest’anno vogliamo essere interattiv* e coinvolgere tutt* voi!

L’anno scorso Antéros ha celebrato questa ricorrenza pubblicando un documento (che trovate qui: Giornata mondiale della bisessualità: orgoglio e pregiudizio) sulla discriminazione bifobica, purtroppo in un clima di silenzio generale (ci stiamo riferendo alla realtà italiana, non a quella estera): l’invisibilità di un gruppo di persone si ravvisa anche in queste cose. Comunque, abbiamo constatato durante l’anno, anche altre associazioni LGBTI hanno lanciato campagne contro la bifobia, il che significa che pian piano nella comunità si sta iniziando a parlare dell’argomento meno sottovoce ed anche in senso positivo: è stato un buon anno per le persone bisex! (?) Probabilmente sì, ma al contempo si sentono ancora frasi come “è una fase, ti passerà” o “la bisessualità non ha senso”, non da parte del catechista o dell’omofobo medio, ma da persone che fanno parte della comunità lgbt stessa. Come mai, se da un lato si fanno campagne, anche ad hoc, contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale, dall’altro questa particolare discriminazione è così dura a morire?

Il pre-giudizio (cioè un giudizio formulato prima di conoscere la persona su cui lo si va a formulare) nel caso della bisessualità si basa spesso su esperienze negative personali passate (però se un bisessuale è stato stronzo con te, forse dovresti avercela con gli stronzi e non coi bisessuali) oppure su motivazioni politiche ovvero la pretesa, spesso smentita dai fatti, che i bisex non facciano attivismo perché “possono anche sposarsi con una persona del sesso opposto”: ma non passiamo metà del nostro tempo a dire agli omofobi che non si può decidere di chi innamorarsi?

Uno dei meccanismi che potenzialmente rafforzano il pregiudizio sono i media: li utilizziamo per informarci, formarci, ammazzare il tempo, e se passano una certa idea in modo abbastanza uniforme è probabile che ne siamo influenzati: nulla di nuovo. Ad esempio, il cinema destinato a fruitori eterosessuali (o etero-normato) fino agli anni ’90 tendeva a ritrarre gay e lesbiche come personaggi negativi e stereotipici: macchiette e malvagie dark lady; le comunità gay e lesbica hanno prodotto il proprio cinema, i propri telefilm, le proprie risorse web: una risposta positiva e propositiva che desse la possibilità di una visione realistica. Ebbene, però: avete mai fatto caso a come vengono ritratti i personaggi bisessuali nel materiale “a tematica”? La protagonista lesbica che ad un certo punto fa sesso con un uomo è diventata etero; se invece una donna eterosessuale finisce con un’altra donna, ha scoperto di essere lesbica. Una nota rubrica sul sesso saffico, nel dare una serie di consigli, fa distinzione tra una donna etero che decida di fare sesso con una lesbica, ed una donna “bi-curiosa” definendola come “una donna a cui piacciono sia gli uomini che le donne” (peccato che questo definisca un preciso orientamento sessuale, non un vezzo). Nessuno prende in considerazione e nemmeno nomina la possibilità della bisessualità. Anche sul versante maschile, un uomo che va con altro uomo si scopre gay; se torna con la moglie c’è stata una conversione etero; in presenza di scene di sesso esplicito sia tra persone dello stesso sesso che tra persone di sesso opposto, la sinossi del film sul sito a tematica LGBTI definisce superflua la scena etero; il protagonista, nella sua indecisione, fa soffrire un po’ tutti.

Questi cliché negativi e/o tendenti a escludere dal piano di realtà l’orientamento bisessuale si ripetono con poche variazioni e non sono bilanciati da altrettante rappresentazioni positive o neutre. Invece nella vita di tutti i giorni incontriamo parecchie persone bisessuali: buone, cattive o indifferenti, vere o finte, coerenti e incoerenti, pigre o che lavorano un sacco, e via discorrendo. Questo perché ogni persona è fatta a suo modo indipendentemente dall’orientamento sessuale: noi tutt* come elementi della comunità gay/lesbica lo affermiamo con forza quando combattiamo da un lato l’omofobia e dall’altro il pink washing. Però, è più difficile estendere l’affermazione alla bisessualità perché (o meglio: anche perché) essa subisce, nei media della comunità o da essa fruiti, lo stesso fenomeno di ablazione che subisce o subiva l’omosessualità nei media mainstream e nel mondo etero-normato. È talmente sottile e permeante questo fenomeno, che il primo step sarebbe proprio farci caso.

Ecco perché ci farebbe piacere invitarvi, oltre che a riflettere sulla questione bisessualità e bifobia, a qualcosa di più attivo e partecipativo: iniziare a far caso alla rappresentazione della bisessualità nei media, alla bifobia così come alle rappresentazioni positive o neutre, ed eventualmente a postare qui o nel nostro gruppo FB quanto si va scoprendo, in modo da creare una discussione e aumentare la visibilità e la coscienza critica su questo tema.

Per leggere il punto di vista politico di Antéros su bisessualità e bifobia, come già detto andate invece qui.

E come sempre, siate orgoglios* !

Bios Lab – tornate presto

Venerdì mattina, alle prime luci dell’alba, è stato sgomberato il Bios Lab, uno spazio occupato da diversi mesi recuperando degli immobili abbandonati da molti anni di proprietà dell’INPS.
Il laboratorio Bios era diventato negli ultimi mesi la sede di progetti ambiziosi, come la QueerSultoria: uno sportello e un centro di documentazione sulle questioni di genere e queer, e aveva dato luogo a diversi appuntamenti culturali e ricreativi, fornendo un servizio a tutta la città, nonché ridando vita al quartiere.

Da venerdì a Padova l’atmosfera si è fatta ancora più opprimente, è difficile non leggere in questo gesto l’ennesima esecuzione degli ordini di un’amministrazione comunale che ha deciso di restringere sistematicamente tutti gli spazi d’espressione non allineati: dallo sgombero dello spazio occupato dagli studenti in via Marzolo, all’attacco violento quanto pretestuoso di Saia contro il Radar Festival, alle ordinanze contro gli “accattoni” e contro gli artisti di strada.
Un processo sistematico di ‘pulizia’ e di azzeramento culturale della città, di fronte al quale ci auguriamo che nessuno si rassegni, ma che anzi ci aiuti a svegliarci e a costruire una maggiore consapevolezza e solidarietà tra i soggetti culturali e politici ‘scomodi’ e portatori di differenze.

Non possiamo che esprimere solidarietà alle sorelle e ai fratelli di Bios Lab, consapevoli che la Padova che vive, che non si allinea, che resiste, non può essere cancellata così facilmente, siamo certi che sentiremo presto parlare di loro.

 

Venerdì 25 luglio le Sentinelle in Piedi arrivano a Padova in piazza della Frutta!

Venerdì 25 luglio alle ore 18:30 appuntamento alla Fontana in piazza delle Erbe; vi chiediamo di esserci per rispondere alle sentinelle riempiendo Piazza delle Erbe di AMORE, e ORGOGLIO per quello che siamo e perché vogliamo un futuro diverso!

Le Sentinelle in Piedi si spacciano per essere una resistenza di cittadini che vigila su quanto accade nella società e sulle azioni di chi legifera, denunciando ogni occasione in cui si cerca di distruggere l’uomo e la civiltà. Ritti, silenti e fermi vegliano per la libertà d’espressione e per la tutela della famiglia naturale fondata sull’unione tra uomo e donna. Attraverso queste veglie, all’apparenza innocue e pacifiche, esprimono la più forte intolleranza nei confronti delle persone omosessuali, delle loro famiglie e delle loro rivendicazioni.

VI CHIEDIAMO di unirvi a noi nella lotta per la dignità e i diritti, per contrastare queste mistificazioni, questa intolleranza e il tentativo di affossare una legge che parla di diritti civili e libertà.

La partecipazione di tutt* è essenziale!

 Link all’evento Facebook

 

Tutti gli eventi sono organizzati da Antéros LGBTI Padova con la collaborazione di CUC – Centro Universitario Cinematografico Padova

Quando: 21/07, 27/07 e 01/08
Incontri e dibattiti alle ore 19.30
Proiezione film alle ore 21.30

Dove: Giardini della Rotonda, Piazza Mazzini, Padova

La partecipazione agli incontri e dibattiti è libera. Una piccola offerta per la copertura delle spese sarà naturalmente gradita!

Il biglietto per le proiezioni è di 6 euro, 5 euro con tessera CUC (disponibile in cassa al costo di 1 euro), 4 euro per gli studenti.

Qui il libretto con l’intero programma di CINEMAUNO ESTATE

PROGRAMMA:

Lunedì 21 luglio

MIGRANTI LGBT – STORIE DI ACCOGLIENZA E DI ORDINARIA DISCRIMINAZIONE

Con DANY CARNASSALE: dottorando in Scienze Sociali all’Università di Padova, si occupa di genere, sessualità e processi migratori dall’Africa a partire da una prospettiva antropologica.

Si parla molto di migrazioni, ma ancora poco della sessualità delle persone migranti. Ma cosa accade se chi migra è anche gay, lesbica o trans? Quali storie hanno da raccontare? Quali sfide portano alle associazioni presenti sul territorio e alla società italiana? L’incontro presenta una breve esperienza di ricerca a contatto con migranti LGBTI (alcuni dei quali richiedenti asilo) e racconta le esperienze di discriminazione da loro subite in quanto stranieri o in quanto persone LGBTI. Ma di fronte a tutto questo come si organizzano?

Segue la proiezione del film “LO SCONOSCIUTO DEL LAGO”

Domenica 27 luglio

WAITING FOR “DALLAS BUYERS CLUB” – TRENT’ANNI DI RICERCA SU HIV/AIDS

Con SANDRO MATTIOLI, presidente di PLUS onlus, la prima organizzazione italiana di persone LGBT sieropositive

Segue la proiezione del film “DALLAS BUYERS CLUB”

Venerdì 1 agosto

Presentazione del libro “ESQUIMESI IN AMAZZONIA – Dialoghi intorno alla depatologizzazione della transessualità”, a cura di Christian Ballarin e Roberta Padovano (MIMESIS, 2014)

Con CHRISTIAN BALLARIN: attivista del movimento trans, è responsabile di SpoT, sportello trans dell’associazione Maurice GLBTQ di Torino. Ha curato Elementi di critica trans (Roma, 2010) ed è autore di alcuni contributi sulla realtà transessuale.

Come Esquimesi in Amazzonia, le persone transgender e transessuali vivono in un contesto che non le ha previste, in continuo contrasto con le regole sociali e le convenzioni culturali dell’habitat. Ad ogni latitudine e in ogni tempo sono esistite persone con un genere non conforme, definite con vari nomi, le Hijras in India, le Vergini Giurate nei Balcani, i Due Spiriti nativi americani, i Femminielli napoletani… Le realtà delle esistenze trans, liberate dallo stigma della patologizzazione, può mettere in gioco una ridefinizione complessiva di ciò che siamo, come donne, uomini, trans, lesbiche, gay, intersessuali. Affermare che le persone trans non sono malate psichiatriche destabilizza il modello binario sesso/genere, omosessuale/eterosessuale, maschio/femmina e l’impianto normante che ne deriva. Dunque la condizione transgender può rappresentare la punta di un iceberg, che minaccia secolari certezze scientifiche, culturali e sociali. Questo volume raccoglie i preziosi contributi del convegno “Chi ha paura della depatologizzazione?” svoltosi a Torino nel marzo 2012. Esponenti del mondo accademico e della ricerca indipendente si interrogano a partire dagli ambiti disciplinari di riferimento, insieme a protagonisti del mondo dell’associazionismo e del movimento gay, lesbico, transgender e queer. Un dialogo caleidoscopico e puntuale che mette in gioco i saperi della sociologia, antropologia, filosofia, giurisprudenza, medicina, psicologia, teologia.

Segue la proiezione del film “LA VITA DI ADELE”

 

Tutti gli eventi sono organizzati da Antéros LGBTI e Q-generation e si svolgono presso lo Sherwood Festival (Parcheggio Nord dello Stadio Euganeo, Via Nereo Rocco, Padova)

19 giugno
SPORT ALLA ROVESCIA – Toneo misto di Volley “NoDiSex”
Organizzato da San Precario Volley, Sport alla rovescia, Q-Generation, Antéros, Asu Padova
Oltre ad essere una testata giornalistica, Sport alla rovescia, è anche un’associazione, composta da palestre popolari e polisportive sparse su tutto il territorio italiano che hanno un’idea di sport come bene comune. All’insegna di antirazzismo, antisessismo, antifascismo.
Per uno sport inclusivo. Lo Sport per tutti!!
Ore 18.00-02.00, con interventi degli organizzatori e dei partecipanti alle ore 21.00

24 giugno – 20.30
Presentazione del libro “APOCALISSI QUEER – Elementi di teoria antisociale” (Ed. ETS, 2013) con l’autore, LORENZO BERNINI
“Apocalissi queer è la prima monografia italiana di respiro internazionale dedicata alle teorie queer. Lorenzo Bernini interroga con competenza e lucidità i rapporti che legano genere, sessualità e politica, riuscendo a far dialogare le tesi antisociali dei più radicali autori gay statunitensi con l’etica della relazione del femminismo europeo. Il risultato illumina finalmente un aspetto decisivo della filosofia politica contemporanea”
Tutte le informazioni sul libro e sull’autore a questo link

01 luglio – 20.30
Incontro con CAMILLA SEIBEZZI
Camilla Seibezzi, consigliera comunale delegata del sindaco ai diritti civili e contro le discriminazioni del comune di Venezia.
Molte volte al centro dell’attacco dell’estrema destra e degli integralisti per le sue iniziative in difesa della libertà, dell’uguaglianza, della democrazia e della dignità per tutte/i (l’iniziativa “genitori” per sostituire la definizione madre e padre, la proposta di libri didattici per i più piccoli attenti alla non discriminazione sul genere), impegnata in una costante lotta circa questi temi, Camilla Seibezzi parlerà insieme a noi dell’accesso universale ai diritti, dell’esistenza e del (non) riconoscimento di quelle coppie, famiglie e single che non rispecchiano quell’idea di disciplinamento sociale e di controllo normativo che mira a contenere bisogni e desideri delle persone.
Approfondiremo insieme il significato oggi di giustizia sociale, e ascolteremo il racconto del suo percorso politico: cosa si può fare per la costruzione di una cultura delle differenze?

13 luglio – 17.00
Antéros, Q-Generation, ASU, con la partecipazione di Famiglie Arcobaleno e Rete Genitori Rainbow, presentano
“E VISSERO TUTT* FELICI E CONTENTI” – Mini-Happening all’interno di “SHERWOOD FOR KIDS”
A seguito dell’esperienza del flashmob del 17 maggio a Padova, per la Giornata Internazionale contro l’omofobia, il progetto delle varie realtà coinvolte sta continuando e vuole offrire anche ai più piccoli un momento speciale: in maniera fresca e delicata, verranno raccontate alcune fiabe sulla ricchezza delle differenze (della collana “Lo Stampatello, disponibili nella libreria Sherwood), con un richiamo attento alle famiglie omogenitoriali.
Inoltre:
- Presentazione del libro e del progetto “LE COSE CAMBIANO” con CHIARA REALI
- Genitori Arcobaleno si raccontano
- Riflessione sulla cultura delle differenze nelle scuole, con STEFANIA UBERTI
- spazio per domande e dibattito
Dalle 17 alle 19 animazione per i bimbi!
Tutte le informazioni su “Sherwood for kids” a questo link.

Dopo la metà di luglio la seconda parte della rassegna, ai giardini della Rotonda.

Sostieni il #VeneziaPride2014
www.veneziapride.it

La lotta all’#omofobia non finisce mai e quest’anno, grazie al #crowdfunding, si porterà il Pride a #Venezia.

La nostra associazione è composta da una rete di militanti, veneziani e veneti che si occupano di tematiche sociali, dal diritto allo studio, all’immigrazione, iniziative culturali e sportive, accomunati in questa sede dalla forte volontà di alzare il dibattito sulle questioni LGBT a un livello più maturo.
Da questo nasce la nostra volontà di organizzare a Venezia il Pride Regionale Veneto, dopo le esperienze di Vicenza lo scorso anno e Bassano l’anno precedente.

Il Venezia Pride è un’impresa che ci riempie di entusiasmo e soddisfazione, siamo certi che sarà una grande occasione di festa, di diritti e di crescita.
Se anche tu vuoi darci una mano fai una donazione attraverso questo link

http://www.eppela.com/ita/projects/795/veneziapride2014-nessun-pesce-fuor-dacqua

 
In cambio alla tua donazione avrai un premio che potrai ritirare il giorno del Pride a Venezia o che ti spediremo a casa.
Grazie del tuo aiuto! Condividi coi i tuoi amici e contatti la nostra richiesta!