GIUGNO, IL MESE DEL PRIDE

meme su depoliticizzazione dei Pride

GIUGNO, IL MESE DEL PRIDE

Forse avrete notato, nelle vostre bacheche, pubblicità di scarpe arcobaleno ed altri accessori simili: è il segno che le aziende si sono ricordate della nostra comunità, cioè dei soldini che possono farci sborsare. Compra pure quelle scarpe ¹, se ti fanno sentire orgoglios*: in questo 2020 causa Covid non possiamo nemmeno sfilare in corteo! Almeno, quella borsa Rainbow somiglia a una bandiera…
Ma il Pride non è questo. Puoi indossare simboli LGBT senza rischiare troppo, oggi, per tre principali motivi:
– perché anni fa, a Stonewall, delle persone hanno manifestato contro una Polizia che metteva in atto leggi discriminatorie, e nel farle rispettare non si faceva troppi problemi a pestare la gente. La protesta si sparse a macchia d’olio e impose un radicale cambiamento nella visione che lo Stato, che la società, avevano di noi. Oggi possiamo manifestare in maniera non-violenta per i diritti che ancora ci mancano, perché essere apertamente omosessuale o trans è quanto meno tollerato
– perché sei nat* qui. Ci sono ancora molti Paesi in cui essere non-cis-eterosessuale è reato. Punibile con la morte o l’ergastolo, in alcuni casi
en.wikipedia.org/wiki/LGBT_rights_by_country_or_territory
– perché sei bianc*, in un Paese razzista (se sei una persona non-bianca italiana o che s’è trasferita qui, ovviamente questo punto non è rivolto a te).

Il Pride può essere una parata (“parade”) cioè una semplice celebrazione, oppure può essere una marcia (“pride march”) cioè una manifestazione politica. Quest’anno nessun* di noi è nella organizzazione del Pride di Padova quindi non sappiamo quali fossero i programmi, ma sappiamo che dove ci sono i carri pubblicitari di multinazionali varie, dove non c’è alcun discorso politico durante il corteo (come s’è visto in molte grandi città l’anno scorso), dove non viene incoraggiata alcuna riflessione in chi organizza e in chi partecipa, quella è solo una parata. Noi preferiamo sempre la marcia alla parata. La parata è un mezzo di visibilità, sembra un grande negozio, e non lascia nulla nella testa di chi partacipa e di chi guarda. Invece noi vogliamo ballare una rivoluzione! Vogliamo visibilità e leggi migliori, vogliamo che l’omo-a-bi-trans-fobia venga abbattuta, vogliamo distruggere le norme sessuali e di genere: tutte queste cose riescono meglio se sappiamo argomentarle, e se chi vede il Pride si porta a casa delle idee.

Sylvia Rivera, Marsha P. Johnson, Miss Major Griffin-Gracy erano trans, drag queen, non-bianche, povere. Il loro apporto ai Moti di Stonewall è stato fondamentale. Anche la comunità portoricana e quella nera si unirono alle proteste, incluse le Black Panther:
isreview.org/issue/63/stonewall-birth-gay-power

In seguito però queste componenti sono state via via invisibilizzate, tanto che il Pride arrivò a venire percepito principalmente come una manifestazione di uomini bianchi gay (“Gay Pride”).
Com’è possibile che il privilegio bianco, maschile, cis, e di classe, si sia infilato nella nostra comunità? Così funziona il privilegio: ti avvantaggia senza che tu ne accorga e, se decidi di usarlo per azzittire una minoranza che ne è priva, farai ben poca fatica. Nel tentativo di conquistare maggiori diritti sembrando il più possibile “normali” (ovvero: somiglianti alla classe dominante), si sono volute nascondere le componenti più scomode.
sfonline.barnard.edu/a-new-queer-agenda/this-is-what-pride-looks-like-miss-major-and-the-violence-poverty-and-incarceration-of-low-income-transgender-women/0/

Ma più ti sforzi di imitare la classe dominante, più ne rafforzi le norme e il potere che ti opprimono. Noi rivendichiamo per il Pride quella componente intersezionale (“unire le lotte”) che ci connette con il femminismo, la critica al binarismo di genere e sessuale, l’antirazzismo, la questione della classe. L’oppressione che colpisce la nostra comunità spesso si somma ad altre oppressioni e ne riprende alcuni elementi: è più difficile essere omosessuale se sei anche pover*, ner*, donna, o gender-non-conforming (MxM ² anyone?). Questo si applica in ogni ambito: dalle discriminazioni sul lavoro alle aggressioni in strada.

Oltretutto, chi ha detto che dovremmo occuparci solo della nostra comunità? Non è meglio riscrivere TUTTE le regole imposte che causano oppressione? Dobbiamo andare anche alle manifestazioni femministe (evitando il femminismo bianco e transfobico), alle iniziative anti-razziste, e incazzarci perché c’è gente che lavora tanto ma è comunque povera.

Perché ci interessa? La retorica del centro-destra, ma anche della parte più conservatrice della sinistra e del movimento LGBT, ce le dipinge come questioni separate, ci spinge a disinteressarcene, o anche a contrapporci. “Gli immigrati sono omofobi”, “le femministe ci odiano”, “i comunisti sono omofobi”: può essere vero, per alcun*, per ragioni culturali, per opportunismo di alcune fette del movimento, per ragioni storiche. Quindi? Manteniamo vivi i pregiudizi che ci separano? o proviamo a distruggerli? Quei pregiudizi sono un “pacchetto culturale unico” che mantiene in condizione di sottomissione o marginalità le donne, le persone gender-non-conforming, le persone non-bianche, quelle povere. L’oppressore è sempre lo stesso e ci sono molti esempi, nella Storia, in cui la reciproca conoscenza tra oppressi ha abbattuto i pregiudizi e creato lotte comuni (ovviamente,  anche tu hai visto “Pride” il film).
facebook.com/story.php?story_fbid=2874961029289018&id=978674545584352

Capiamoci: la norma etero-cis opprime anche i maschi gay bianchi benestanti, perché disprezza gli atti omosessuali e ammette solo la coppia bianca e benestante SE uomo-donna: non è imitandola che si risolve il problema. E non è rifiutando il multiculturalismo che ci si “protegge”: in particolare, il binarismo di genere e l’eterosessualità obbligata sono un auto-goal che ci siamo fatto, come bianchi/occidentali, durante il colonialismo: molte culture africane, asiatiche e nord-americane ammettevano e rispettavano l’esistenza di più di due generi e non avevano particolari condanne dell’omosessualità: questi elementi culturali preziosi (preziosi per noi persone LGBT) li abbiamo cancellati:
Asia (omosessualità): www.ilgrandecolibri.com/storia-dei-matrimoni-gay-in-asia-1-cina-medievale-e-moderna/
Americhe e Asia (transgenere): www.globalcitizen.org/en/content/third-gender-gay-rights-equality/
Africa (transgenere): medium.com/@janelane_62637/the-splendor-of-gender-non-conformity-in-africa-f894ff5706e1

Una fetta dell’omofobia attribuita ai migranti africani, argomento caro ai benaltristi gay più ingenui, è dovuta al cristianesimo che noi abbiamo imposto loro. “E i musulmani?” dirà il gay benaltrista più navigato. L’Islam ed il Cristianesimo condannano l’omosessualità, ma come nei paesi cristiani, anche in quelli musulmani l’intransigenza dell’omofobia religiosa è variabile: l’Albania, paese a maggioranza musulmana, ha approvato nel 2010 una legge contro l’omo-bi-transfobia (assai completa), ed ha recentemente bandito le “terapie di conversione” (entrambe cose che l’Italia non ha ancora fatto) .
www.france24.com/en/20200516-albania-becomes-third-european-country-to-ban-gay-conversion-therapy
http://www.ilga-europe.org/europe/news/latest_news/albania_protects_lgbt_people_from_discrimination

In ogni caso, la maggior parte degli immigrati in Italia non sono africani e nemmeno musulmani: provengono per la maggior parte dall’Ortodossa Romania in cui, comunque, la situazione legislativa sull’omosessualità è: no unioni civili, sì adozione per il singolo anche omosessuale, sì fecondazione assistita anche per persone single, legge anti-discriminazione all-inclusive. Quindi il paradigma “immigrato=omofobo” non è valido; sarà verosimile, invece, che condizioni di povertà e vessazione accrescano il senso identitario dei migranti (nazionale ed anche religioso, a volte omofobia inclusa). Ne consegue che correggere quelle condizioni di vessazione, ed accettare il multiculturalismo, sia la cosa più funzionale (oltre che la più giusta) da fare.

Quanto alla classe, alle lotte dei lavoratori, e ai “comunisti”: se è vero che i movimenti antagonisti e di sinistra radicale non sono scevri da logiche patriarcali e da maschilità tossica, ultimamente discorsi femministi e queer hanno iniziato a permeare questi spazi. Da etero-cis, si ricorderanno di noi nel fare delle richieste o nel varare delle leggi? Potremmo esserne più sicur* se partecipassimo direttamente amalgamandoci nei loro movimenti, oppure è meglio rimanere visibili e indipendenti come LGBTQIA+, unendo le lotte solo in questa condizione? Se fossero loro a unirsi ai nostri movimenti (anche perché non è detto che siano tutt* “sessualmente conformi”)? Comunque tornando a Stonewall, perfino allora tra gli “ally” c’erano socialisti, anarchici, pacifisti, radicali di sinistra:
isreview.org/issue/63/stonewall-birth-gay-power
Ormai avrai capito che, in questo sistema sociale ed economico, puoi essere tranquillamente gay solo se hai un buon lavoro (o se ce l’ha il tuo compagno/marito/amante): ecco, allora ti interessano le tutele per i lavorator*. E in ogni caso, davvero vuoi un mondo in cui puoi essere tranquillamente gay solo se hai “un buon lavoro”?

Nella nostra comunità, parliamo spesso di “spazi sicuri”: smetteremo di averne bisogno solo quando avremo fatto del mondo uno spazio sicuro, e appagante, per tutt*.

Ci piacerebbe che queste riflessioni venissero da ogni Pride. È un modo per farlo fruttare anche quest’anno che non possiamo scendere in piazza. È il solo modo di far durare il Pride più di una giornata.

PRIDE AND POWER TO THE PEOPLE!

#pride #pridemonth #orgoglio #stonewall #blackpanthers #multiculturalismo #immigrazione #antirazzismo #anticlassismo #femminismo

_

¹magari prima controlla che l’azienda non sfrutti i bambini in qualche luogo fuori dal nostro “primo mondo”
²usato da utenti di Grindr o altre app di dating gay per escludere i gay “effeminati”

You may also like...