Fiabe sulle nuove forme di famiglia: una scelta di civiltà.

Apprendiamo con sconcerto la notizia di un ulteriore grave attacco nei confronti di Camilla Seibezzi, delegata del Sindaco di Venezia ai diritti civili e alle politiche contro le discriminazioni. Dopo le polemiche di settembre, con tanto di minacce di morte via web, per la proposta di sostituire le parole “padre” e “madre” con il termine più inclusivo di “genitore” nella modulistica scolastica, ora la consigliera Seibezzi è stata fatta oggetto di attacchi scomposti per la decisione di adottare nei nidi e nelle materne libri di fiabe in cui si parla di bambine libere di giocare anche con giochi considerati “da maschio” (e viceversa), di coppie miste, genitori single, adozioni, bambini con due mamme o due papà. Tutti argomenti che non fanno altro che rispecchiare la realtà con cui sempre più spesso oggi i bambini si trovano a contatto, in una società sempre più multietnica, in cui i ruoli di genere non sono più – fortunatamente – così netti come in passato, in cui le forme di famiglia si moltiplicano e si discostano sempre più da quella considerata “tradizionale”. L’iniziativa della consigliera Seibezzi non è altro, ancora una volta, che un’iniziativa di civiltà, a cui anche molti altri comuni italiani hanno già aderito o stanno per aderire, un’iniziativa che ha semplicemente lo scopo di educare i bimbi alle diversità e alle diverse forme di famiglia e diverse culture con cui si trovano a convivere. Purtroppo c’è sempre chi si ostina a chiudere gli occhi di fronte ad una realtà che non riesce o non vuole accettare, e scatena polemiche del tutto strumentali, nascondendosi dietro all’alibi di difendere “creature innocenti”, rese “cavie di cervellotici esperimenti” (l’onnipresente senatore Giovanardi), o a quello dei “temi eticamente sensibili”, che non dovrebbero essere trattati “soprattutto se ci si rivolge ai bambini” (il parlamentare Udc Antonio De Poli). Ci dovremmo chiedere invece se non sia proprio ai bambini che la nostra società dovrebbe iniziare a parlare, cercando di facilitare loro la comprensione di realtà che potrebbero non essergli familiari ma a cui, prima o poi, dovranno comunque rapportarsi nella loro vita. Forse è proprio grazie a semplici iniziative come quelle adottate da Camilla Seibezzi che le future generazioni saranno meno intolleranti, meno razziste, meno omofobe, più aperte a comprendere le diversità e più capaci di costruire una società più giusta ed inclusiva. Particolarmente grave, infine, ci pare lo smarcamento del sindaco Orsoni, che arriva a dichiarare “La delega di Seibezzi è per la tutela dei Diritti civili e per le Politiche contro le discriminazioni, non per fare propoganda”. Sarebbe interessante capire a quale tipo di propaganda si riferisca Orsoni, che con questa espressione riesce anche ad evocare in modo sinistro le leggi anti-gay russe sulla “propaganda omosessuale”. Davvero il sindaco ritiene che leggere ai bambini anche storie di famiglie “non convenzionali”, ma sempre più presenti nella nostra società, possa essere una forma di propaganda? E, soprattutto, propaganda di che cosa? O forse Orsoni ha semplicemente paura della reazione dell’Udc, che ha chiesto una verifica di maggioranza? Sarebbe opportuno che il sindaco chiarisse la sua posizione al più presto, invece di uscire con dichiarazioni gravi e completamente fuori luogo.

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