Piccole omo-a-bi-transfobie quotidiane | Raccolta

In questi mesi abbiamo assistito a diverse aggressioni di stampo omo-bi-trans-fobico. La comunità LGBTQIA+ è sotto attacco. I giornali, ed anche le associazioni (comprensibilmente), pubblicano sempre casi eclatanti: tentato omicidio, femminicidio, stupro, percosse e relative foto ospedaliere, abitazioni deturpate o danneggiate, campagne d’odio contro personaggi famosi. Sembrano sempre azioni di balordi o di estremisti politici (è vero a volte, ma non sempre). Ma ci chiediamo da dove nascono l’ostilità e la volontà di prevaricare le persone gay, lesbiche, bisex, asex, trans, queer, GNC? Se il punto di partenza fossero gli estremismi, avremmo già risolto il problema. Gli estremismi sono il punto di arrivo. Quella volontà nasce dalla quotidianità.  Ovviamente gli episodi gravi fanno impressione anche alle persone della comunità gaia e fanno il giro dei mass media; gli altri invece no, sono così «normali» che a volte neanche li registriamo. Parliamone invece! perché parlare di queste piccole cose ci aiuta a capire: gli episodi gravi non sono isolati, non sono necessariamente frutto di rivalità ed “estremismi”, ma fanno parte di una società che, molto semplicemente, è ancora omo-a-bi-transfobica. Il sistema, la struttura sociale stessa contiene questa “fobia”, la permette, la prescrive, e anche se la maggior parte delle persone che ascolta non arriverà a pestare o uccidere nessunə, farà altre cose più piccole. È questa pervasività che mantiene vivo un “sistema di pensiero”. Un “amico” mi dice ridendo che forse “non ho ancora trovato il caxxo giusto” e nessunə lo guarda come uno scemo. Questa è la premessa.
Ci piacerebbe anche coinvolgere in questa campagna chi ci legge: se vuoi partecipare con un episodio che ti è accaduto, sentiti liberə di scriverci

→ LE STORIE PUBBLICATE FINORA

Siamo due donne e decidiamo di farci un drink all’aperto, da sole, per parlare di alcune cose.
Arriva un uomo, con evidenti problemi di pronuncia causati da vistosa ubriachezza, portata con orgoglio, fermamente deciso ad interromperci la conversazione, cercando in tutti i modi di convincerci a guardare un video sul suo smartphone. Invitato gentilmente  (e poi meno gentilmente) a smetterla, si è sentito incentivato ad insistere, costringendo noi due a cambiare posto.
Problema risolto? Macché.
Dopo 10-15 minuti, ecco arrivare 3 ragazzi che, con la scusa di scroccare una sigaretta, cercano di attaccare bottone. Anche loro non si preoccupano minimamente del fatto che le due stavano già parlando tra loro.
Cominciano a fare domande e proposte invadenti e volgari.
Far loro notare la molestia non serve.
Che altro dovrebbero fare con due femmine da sole, in strada, di sera?
Sospettavano che fossimo una coppia, ma eravamo comunque due donne quindi eravamo a disposizione, potevano farci tutte le domande che volevano. Neanche abbiamo voluto spiegare come facciamo sesso noi lesbiche, che stronze!
– Invece noi non potevamo fare domande a loro, non altrettanto personali, e se le facevamo era solo perché in realtà “ci stavamo” ma volevamo fare le complicate.
– In realtà ho paura che se avessimo fatto delle domande sessuali a quello più allupato, non ricordo come si chiamava… quello che avevo io alla mia destra, avrebbe forse risposto ma avrebbe continuato a eccitarsi maniera laida e quindi ho evitato…
– Però le cose che li mettevano in crisi ovviamente erano tabù, tipo “ragazze ma come fate sesso voi due?” – “e voi ragazzi avete mai provato a prenderlo nel cul*?” – “emh… mannò non sono mica phrocio…”
Dopo varie ripetizioni di: “Comunque davvero, noi dobbiamo parlare di alcune cose” – “ma dai è sabato sera venite con noi!”, il tutto si è concluso e ognun* a casa propria. I discorsi che avremmo dovuto fare noi due? Rimandati.


Sono una donna bisex. Una volta, dopo una festa, una tipa mi ha invitata a casa perché evidentemente ci piacevamo e c’era il desiderio reciproco di fare sesso. Lei aveva ripetuto mille volte di essere lesbica, e non bisessuale come me, ma senza dare giudizi: in cuor mio mi rallegravo che non aggiungesse “deciditi!”. C’era anche il suo migliore amico, non mi ispirava simpatia ma lo salutavo per educazione, pensavo fossero coinquilini. Risultato? Mi trovo in un letto con entrambi, questo dice che vuole solo guardare, mi mette le mani addosso, si giustifica dicendo “Ma sei bisessuale! perché non ti va bene?”. C’è voluta parecchia fermezza per convincerli che no, davvero non volevo fare sesso con entrambi…per fortuna che reggo l’alcol!
In seguito, ho saputo che stanno assieme.


Sono un ragazzo e sono in giro con un altro ragazzo. Stiamo chiacchierando sul marciapiede di fronte ad una gelateria.
Arriva una macchina con dentro 3-4 ragazzi e si ferma davanti a noi. Quello seduto di fianco al guidatore tira giù il finestrino.
Mima il gesto di leccare un gelato.
“Vi piace eh?”
Gli altri ci fissano sghignazzando. Prima che io possa elaborare una risposta, la macchina è già ripartita sgommando.
(scena abbastanza tipica)
Evidentemente i giovani etero hanno bisogno di farci sapere che vedono la nostra gheitudine e che possono fare battute da scuola media…


Mi fermano per strada perché vogliono sesso. Cioè, mi fermano per chiedermi se sono un maschio o una femmina – giuro che me lo ha chiesto pure il benzinaio, il che già è fastidioso, come se fosse una info fondamentale per rivolgermi la parola o vendermi il gasolio – e poi vogliono trombare; credo lo facciano perché vedono che sono trans. Non è che me lo dicono, anche perché si approcciano a me comunque dandomi il femminile, però suppongo sia così perché penso di essere una persona visibilmente trans. E chiaramente questo non mi succedeva quando passavo per maschio.


Lui – Hey ma io ti conosco!
Io – Umh sì ti ho già visto…
Lui – Ma sì, tu uscivi con (Tizia)!
Io – Si è vero…
Lui – Anche io uscivo con Tizia! (ammicca)
Io – … (non capisco se voglia fare un capisc’a’mmè perché con Tizia avevo una storia, o perché lui non ce l’aveva. Ma mi vengono in mente dettagli rimossi, tipo che essendo lei carina, tutti i maschi che aveva attorno cercavano sistematicamente di farla bere il più possibile, o ci accompagnavano fin sotto casa dando l’idea di non volerci lasciar sole… E una volta in discoteca, mentre ci stavamo baciando, un tizio è venuto ad abbracciarci dicendo “Come siete belle!”… Non mi sentivo molestata, mi sentivo infastidita da quanto intrusivi e paternalisti sapessero essere gli uomini intorno a noi, sia in senso ostile che in quello apparentemente inverso. Perché riesce ancora così… spontaneo essere invadenti con le donne?
Se stai pensando “esagerata”, chiediti se andresti da un ragazzo e una ragazza che stanno limonando per abbracciarli e complimentarti)
Lui – Ora cosa fai nella vita?
Io – … (As in… professionally sapphic?)


Lavoro in hotel.
Pausa pranzo, vado in mensa per mangiare.
Arrivo in un momento infelice, la cucina sta lavorando a pieno regime per il turno del ristorante, mentre alla mensa trovo solo delle patate al forno. Buonissime! Davvero! Ma se devo pranzare magari vorrei qualcosa di più sostanzioso. Vado in cucina, mi avvicino alla zona dove escono i piatti per il ristorante, aspetto che si liberi un cuoco e chiedo di poter avere qualcosa per pranzo visto che in mensa non c’è quasi nulla. Mi viene allungato, quasi controvoglia, un piatto di risotto, so che stanno lavorando intensamente, quindi non ci faccio neanche troppo caso. Ringrazio e mentre mi allontano sento il vocione dello chef: “I froci nella mia cucina non gli voglio più vedere!” Bah, penso si sia arrabbiato con Vincenzo (nome di fantasia), un cuoco, magari ne ha combinata una. Per scrupolo però torno indietro, domando se per caso ce l’avesse con me. Errore! Mi viene detto che le che checche nella sua cucina non possono stare. Buono a sapersi! Gli rispondo: “Se cucinassi anche qualche finocchio oltre che alle sole patate, magari non ce ne sarebbe proprio bisogno!”


Appena finito di lavorare, bevo da sola in piazza a tarda sera. Due ragazzi si avvicinano:
-Ciao! che stai facendo?
-Bevo una birra dopo lavoro
-Ok ma dopo che fai? Sesso? Con chi?
-Penso che andrò a casa a fare una doccia perché puzzo, ho appena finito di lavorare
-Uh bello, veniamo anche noi a casa con te a fare la doccia, dimmi che non ti piacerebbe fare sesso con due caxxi stasera?
-No grazie
-Perché?

Il dialogo è andato avanti, ho fatto coming out sperando mi lasciassero in pace, ma uno dei due pensava che avessi detto di essere lesbica solo perché non mi andava che fossero due ragazzi di colore (e non perché la proposta in sé era poco interessante o inadeguata al momento o tante altre cose), voleva farmi vedere i documenti per dimostrare di essere italiano.

– Seee ma dai, come fai a fare sesso senza caxxo, quello che fate voi non è vero sesso. Dici di essere lesbica solo perché siamo neri e sei razzista
– Non puoi darmi della razzista solo perché non voglio il tuo cazzo
– Basta noi andiamo via, non voglio parlare con una razzista come te!

NO grazie vuol dire NO grazie. Se una ragazza beve da sola, non vuol dire che stia cercando caxxi (che poi sta per “uomini”, in lingua transfobica corrente).
Perché devo dare delle motivazioni? Sto mancando a un mio dovere, che devo giustificarmi? E perché “sono lesbica” non è una motivazione valida?

NDR: anche l’utilizzo strumentale del razzismo da parte di ragazzi neri italiani è interessante. I maschi bianchi di destra credono di proteggere le donne da una fantomatica “razza” diversa, ma finiscono per fornire ad altri maschi, con i quali condividono la mentalità patriarcale, degli strumenti in più per rafforzare i loro approcci.


Sono a una manifestazione (in era pre-covid) con un’amica trans. Lei è vestita con le gonne. Il corteo si è fermato, entriamo in un bar per prendere qualcosa da mangiare:

-Salve! …salve?
-Prego, dica
-Scusi è rimasto qualcosa da mangiare? magari da scaldare?
-Sì, c’è questa e quest’altra piadina, ve le scaldo allora?
-Ok, possiamo mangiarle al tavolo?
-No, non potete fermarvi dentro, è solo a portar via

Qualcuna delle poche persone sedute ci guarda.

Ovviamente… Ai tavoli c’è posto.


Quando andavo in prima superiore ero timida, al contrario delle mie compagne di classe non avevo “problemi di coppia” di cui lamentarmi né mirabolanti esperienze sessuali di cui vantarmi. Perciò, evitavo di trovarmi coinvolta con loro in discorsi che non riguardassero le lezioni. Anche perché i loro discorsi si incentravano, per lo più, sui dettagli di rapporti sessuali con maschi. A causa di questa mia riluttanza a partecipare ai loro scambi di aneddoti, venivo presa di mira dalle ragazze della classe. Mi facevano battute allusive al fatto che mi piacesse essere penetrata da grandi enormi forme falliche, facendo giochi di parole con tutta la tabella dei sinonimi della parola “pene” e della parola “vagina”, insinuando dubbi morbosi sul mio orientamento sessuale, per costringermi a fare coming out come ragazza lesbica. Anche dopo aver confermato tutte le loro ipotesi, l’atteggiamento nei mie confronti non è cambiato; anzi qualcuna si è spinta in là, facendomi delle avences, spiegandomi che era solo per curiosità e, quindi, non avrei per nessun motivo dovuto innamorarmi o pretendere cose romantiche, mettendomi parecchio a disagio. Non ho mai voluto dare a queste persone la soddisfazione di cedere a nessuna forma di adulazione.


Sono demisessuale. Vuol dire che di regola non provo attrazione sessuale per le persone, succede solo se sento di averci un forte legame emotivo. Per questo, mi becco le mie dosi di a-fobia quotidiana (la demisessualità fa parte dello spettro asessuale, NDR). I miei amici maschi non capiscono perché “non voglio scopare” questa o quella “fregna”, le ragazze pensano che me la tiri. Più d’una persona ci ha provato con me per “mettermi alla prova”, più di una persona mi ha assegnato l’omosessualità per “aprirmi gli occhi” o per offendermi (se fossi una donna, invece, mi direbbero che sono “frigida”), qualche volta si sono create situazioni potenzialmente violente. Molte volte mi hanno dato del bigott*. Nella comunità LGBT qualcun* capisce e qualcun’altr* no. Mi è stato anche detto che non subisco alcuna discriminazione perché sono “la normalità” fatta persona. Il punto è che il mio orientamento non è la “cattolicata” del “sesso solo per amore”: il legame emotivo, che sento ogni tanto verso qualcun*, non deve necessariamente essere ricambiato, non necessariamente è “amore”. E la mia sessualità non è vista come “normale”. Tutt* ti dicono che devi volere il sesso, e in che modo. Mi sentivo in dovere di provare quelle sensazioni, ma non le provo. È vero che se mi metto assieme a qualcun* magari “sembro normale”, ma questo vale anche per alcune persone della comunità LGBT…
Non so perché il mio “disinteresse” susciti tanto interesse, e tanto fastidio, ma lo fa.


“LA DISCRIMINAZIONE VERSO I BISEX È BRUTTA
PERÒ
I BISEX SI METTONO QUASI SEMPRE CON DONNE,

È NORMALE CHE A NOI GAY FACCIA PAURA METTERSI CON UN BISEX”

=

‘LA BIFOBIA È COLPA DEI BISESSUALI’

e quel “quasi sempre” poi non si sa da dove lo prendono. Io conosco vari uomini bisex tutti in coppia con altri uomini, tranne uno. Non sarà che i bisex che stanno con uomini, o che propendono per gli uomini, vengono etichettati come “gay” anche se non lo sono? E comunque, se uno è bisex, è dichiarato, è single, e ti dice che ti ama, come caxxo fai a pensare che poi deciderà… boh?! di disamorarsi di te e innamorarsi di una donna??

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