ilreferendum.it – “Chiamami per Nome”: quando anche l’Università si macchia di molestie morali verso gli studenti Transgender

E’ intitolato “chiamami per nome” il convegno organizzato grazie alla collaborazione fra l’associazione LGBT Antéros , ASU, il Sindacato degli Studenti, e UDU – Studenti Per, con il patrocinio del Centro Interdipartimentale di Ricerca “Studi sulle Politiche di Genere” e del Forum di Ateneo per le politiche e gli studi di genere.

Il tema del convegno che si è svolto nel pomeriggio di giovedì 24 gennaio a Palazzo del Bo, sede dell’università di Padova è molto spinoso: come facilitare la vita universitaria agli studenti transessuali dell’ateneo patavino.

L’idea di una conferenza nasce da Luca Mistrello fondatore dell’associazione Antéros che sottolinea i problemi della minoranza transessuale in Italia e più in specifico nell’ambiente accademico: la vita quotidiana di uno studente trans è infatti piena di problemi che possono essere causa di abbandono degli studi o addirittura della non iscrizione all’università stessa. Anche un semplice appello prima di una lezione o di un esame può trasformarsi in una violenza verso una persona che sta compiendo una transizione; per i suoi connotati e  per  il nome con cui si presenta ai colleghi, diverso da quello “ufficiale” nell’elenco del docente, ne seguirebbe un triste teatrino in cui lo studente è costretto a spiegare in pubblico che all’anagrafe risulta ancora appartenere ad un altro sesso. Da qui la richiesta dell’associazione: due libretti diversi per registrare gli esami, uno ufficiale e uno “falso” con i dati biografici aggiornati e una volta completata la transizione un libretto definitivo come stabilisce la legge.

I problemi burocratici però non sono facili da superare come sottolinea il docente Guido Scutatori, prorettore per il diritto allo studio e la Condizione Studentesca: in primis il ruolo di pubblico ufficiale dei docenti durante gli esami e le proclamazioni di laurea che non possono emettere documenti ufficiali con dati “falsi”. Come se non bastasse vi è anche un problema logistico: il sistema totalmente informatizzato non consente la modifica della stampa del libretto (dal 2014 nella forma di badge).

Una soluzione simile a quella proposta a Padova è invece stata optata dall’università di Torino nel 2002 e dal Politecnico sempre di Torino nel 2007. Riferisce in un video messaggio Christian Ballarin, responsabile del Consultorio S.P.O.T. del Circolo Maurice di Torino, con una specifica però: il “falso libretto” è utilizzabile solo all’interno dell’università, non vale ad esempio per gli sconti al cinema.

La professoressa Alisa Del Re, direttora del Centro Interdipartimentale di Ricerca Studi sulle Politiche di Genere, sottolinea invece come sia necessario liberare l’uomo dalle catene della “logica binaria”che divide le persone in uomini e donne ma che è giunta l’ora di parlare di Genere (gender) e non più di sesso. La Del Re riflette poi anche sul ruolo del docente che involontariamente diventa causa di vere e proprie “Molestie Morali” verso lo studente o la studentessa in fase di transizione.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il giurista Francesco Bilotta che inizia il suo intervento con una critica all’università di Udine, dove insegna, nella quale il problema del riconoscimento anagrafico per gli studenti transessuali è stato bollato come “troppo costoso per essere affrontato”. Il giurista afferma che la stessa Costituzione dice che lo stato deve tutelare la dignità delle persone ed  è quindi dovere di tutte le amministrazioni pubbliche eliminare ogni forma di discriminazione anche se questa riguardasse una singola persona. Una soluzione al problema burocratico del doppio libretto potrebbe però essere una norma del codice civile che difende il diritto a uno “pseudonimo, si potrebbe infatti aggiungere una “casella” specifica al programma informatico che nel caso andrebbe a sostituirsi al nome anagrafico.

Una parte del convegno è stata poi dedicata alla storia del transessualismo riassunta per sommi capi dall’antropologo Paglianti che ricorda come in un passato non poi così lontano le caratteristiche estetiche che distinguevano i due sessi erano molto diverse, ad esempio prima della guerra il rosa era considerato un colore maschile.

Infine è stato dedicato uno spazio alle realtà dei centri di supporto alla comunità trans italiana dal Sat di Verona al Mit di Bologna e a uno studente dell’Università che sta portando avanti la sua transizione da donna a uomo. Lo studente ha raccontato della sua esperienza inglese positiva all’Università del West England dove il transessuale è accompagnato in ogni fase del suo percorso, realtà molto diversa da quella italiana.

di Riccardo Rocca

http://ilreferendum.it/2013/01/24/chiamateci-per-nome-quando-anche-luniversita-si-macchia-di-molestie-morali-verso-gli-studenti-transgender/

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