#FertilityDay – il governo e le campagne da ventennio

Apprendiamo dell’iniziativa del Ministero della Salute di istituire per il 22 settembre un #FertilityDay, che porterà anche a Padova una serie di convegni ed eventi sul tema della procreazione. Fin qui tutto bene, finché non si vedono le campagne mediatiche che affiancano l’iniziativa e non si leggono i documenti che ne esprimono gli scopi.

Leggere in un testo prodotto dal governo http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2367_allegato.pdf che la sessualità è biologicamente destinata alla procreazione è agghiacciante. Ritenere che questa visione finalistica della “natura” dovrebbe normare e guidare le scelte delle persone sembra un evidente tentativo di camuffare laicamente una visione confessionale e ideologica. Non è un caso che in questi testi venga data per scontata l’eterosessualità di tutti e di tutte: ogni altra esistenza (gay, lesbiche, bisessuali) è del tutto obliterata, non-pervenuta, e per l’ennesima volta la genitorialità omosessuale viene negata.

Non è compito dello Stato decidere se, come e quando avere figli, lo sarebbe invece  predisporre strumenti di welfare che aiutino i giovani a uscire dalla precarietà e ne favoriscano l’autodeterminazione, perché mettere al mondo e crescere dignitosamente dei figli non sia un privilegio per pochi benestanti o non richieda sacrifici enormi per tutti gli altri.

Dovrebbe inoltre rendere accessibili a tutte e tutti le tecniche di procreazione assistita, per non rendere nuovamente la filiazione appannaggio delle coppie eterosessuali in salute, o di chi può permettersi di pagare queste cure all’estero.

Non solo, ma se al nostro Governo interessa tanto la possibilità di procreare, ci chiediamo come mai il riconoscimento della genitorialità sia stato volutamente negato alle coppie omosessuali nella legge per le unioni civili.

Non crediamo che il desiderio di maternità e di paternità abbia bisogno di essere instillato nelle persone con campagne di dubbio gusto, quando esso è già presente e frustrato in molte persone da una società che impedisce ai giovani di avere una solidità economica, da un mondo del lavoro che discrimina le donne che vogliono avere dei bambini, e che ostacola o non riconosce diverse forme di genitorialità.

Non crediamo che per questo debbano essere colpevolizzate tutte quelle persone che non desiderano avere bambini o che hanno deciso per scelta o necessità di anteporre altri sogni e altri progetti a una eventuale filiazione. La maternità e la paternità sono desideri e scelte profondamente personali, trasmettere l’idea che fare figli sia un dovere verso lo Stato è un messaggio con un’inquietante reminiscenza fascista.

Se il Governo ha davvero a cuore il benessere della Collettività, sulla filiazione (come su altri temi) la vera “rivoluzione culturale” non dovrebbe consistere nel creare un obbligo morale destinato solo ad alcune persone, ma nel creare invece una possibilità per tutte e tutti.

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