Che c’entra l’anti-Gender con la Giornata della Memoria?

Un Senatore della Repubblica Italiana ogni mattina si sveglia e pensa a come far apparire minacciose le persone LGBTQ. Post sui bambini messi in pericolo dal Gender. Indignazione. Condivisioni. Rinse and repeat.
Millantare un pericolo per i bambini funziona come propaganda perché riesce a suscitare emozioni, dà l’impressione che chiunque sia d’accordo, usa un mezzo di comunicazione accessibile, e prende i fatti, li distorce, oppure li inventa direttamente. In questo senso la minaccia alla famiglia, intesa come due persone etero con figli, funziona. I bambini comunque sono più un oggetto simbolico che delle persone reali di cui si desidera il bene… purtroppo non è difficile immaginare che vita farebbe un bambino gender-non-conforming o non-eterosessuale in una famiglia “anti-gender”.

L’uso strumentale dei bambini dipinti come vittime di un certo gruppo è uno stratagemma che compare costantemente nel corso della Storia: contro i cristiani, contro gli ebrei, contro i comunisti, contro gli omosessuali…

Nella seconda immagine, vedete due esempi di propaganda nazista anti-semita: una bella famigliola ariana, e un ebreo che corrompe dei bambini (al tempo venivano rappresentati in maniera caricaturale come “nasuti” e spesso panciuti). Di lì a poco, cinque milioni di ebrei sono finiti nei lager. Assieme a omosessuali, lesbiche, “zingari”, testimoni di Geova, malati mentali, comunisti e altri nemici politici. Tutto però ha richiesto un passaggio “sulla carta”, cioè una comunicazione ben accessibile, che ha reso tollerabili e persino giustificate queste misure agli occhi della popolazione generale.

Un uso inquietante di questo tipo di propaganda, oggi, lo vediamo anche da parte dei fanatici di Q-anon, con un “mirabile” sincretismo (terza immagine). Essi, come accadeva nel Medioevo, credono che certi gruppi uccidano i bambini per nutrirsene, come nell’Accusa del Sangue, anche se “post-modernamente” chiamano in causa una molecola derivante dalla biochimica del corpo. Sempre secondo loro, esisterebbe un complotto che tiene segreto tutto ciò.
Paventare complotti è un altro stratagemma utilizzato nella propaganda d’odio: si costruisce una storia secondo cui il gruppo che si vuole rendere odioso muoverebbe segretamente le fila della società, grazie all’appoggio di varie autorità o “poteri forti”: i segnali all’inizio sarebbero subdoli, impedendo alle brave persone di rendersene conto, se non troppo tardi.

La “dittatura gender” è un esempio di tale stratagemma. Se vi fosse realmente questa dittatura, l’On. Pillon non potrebbe fare i discorsi che fa. Persino la legge contro l’omo-bi-transfobia, tanto accusata di voler “imbavagliare” certe posizioni, non avrebbe il potere di farlo, non lo aveva nemmeno prima dell’emendamento “salva-idee”: la formulazione originale del ddl Zan non puniva la propaganda d’odio (come invece avviene per il razzismo e la propaganda dei nazi-skin) ma soltanto l’incitazione esplicita alla violenza (“vai coso! picchia quel gay che vedi laggiù”). Dire che i gay vogliono corrompere i bambini è legale e tale resterà, purtroppo, anche in caso il ddl venga approvato.

La gravità di questi esempi non è la stessa. Pillon non è un nazional-socialista, in Germania non ci sono lager in costruzione per ospitare gay&lesbiche in nome di un dittatore, e Q-anon è un gruppo che al momento non ha molto potere. Eppure, l’odio che viene disseminato nella società con queste tecniche comporta sempre diffidenza, ostilità, violenza, tra l’indifferenza o l’approvazione della popolazione generale. In Polonia l’attuale partito al governo, il PiS (letteralmente “legge e giustizia”), ha vinto le elezioni 2019 basando la propria campagna elettorale sul “respingere l’ideologia LGBT” (quella 2015, invece, era basata sul respingere i migranti) e diversi distretti e città si sono costituite “LGBT-free-zone”. Un giornale di estrema destra (Gazeta Polska) ha anche ditribuito degli adesivi “LGBT-free-zone” da attaccare in giro per le città, anche se per ora questa segnalazione/epurazione è solo simbolica. Nei sondaggi, molti polacchi credono che l’omosessualità e la sua rappresentazione nei media siano pericolose per i bambini. Il 15% delle persone LGBTQ polacche è stata aggredita fisicamente negli ultimi 5 anni.
Funziona così: trovare un nemico, farlo apparire odioso e pericoloso, ergersi a difensori della brava gente da questo pericolo inventato, ottenere consensi.

Pensiamo che conservare la Memoria delle vittime dell’odio e della politica naziste significhi anche saper riconoscere questi meccanismi quando sono ancora all’inizio, per evitare che la Storia possa ripetersi.

In basso, alcune scritte comparse in Italia in tempi recenti: una è su una abitazione ove vive una coppia omosessuale e riporta una svastica con la frase “vi metteremo tutti nelle camere a gas”, l’altra è in tedesco e dice “ebrei qui”.

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