Italia condannata per sessismo – e bifobia

2015 LA DONNA ST*PRATA È BISESSUALE: ASSOLTI
2021 CORTE EUROPEA DEI DIRITTI UMANI CONDANNA L’ITALIA

È del 2015 la sentenza che assolse dall’accusa di stupro un gruppo di giovani uomini perché la vittima fu considerata inattendibile.

Negli atti del processo, passato alla Storia come “lo stupro della Fortezza da Basso“, si legge che la 23enne era “un soggetto fragile, disinibito, in grado di gestire la propria (bi)sessualità, di avere rapporti fisici occasionali di cui nel contempo non era convinta”: una “vita non lineare” in quanto la ragazza “ha avuto due rapporti occasionali, un rapporto di convivenza e uno omosessuale”.

In una lettera pubblicata sui media, lei denunciò la vivisezione della propria vita, e del proprio orientamento sessuale:

“Mi é stato detto, é stato scritto, che ho una condotta sregolata, una vita non lineare, una sessualità “confusa”, che sono un soggetto provocatorio, esibizionista, borderline. (…)

Sono stata offesa dagli avvocati avversari e dai giudici come bisessuale e soggetto lgbt, che hanno sbeffeggiato le mie scelte affettive e le hanno viste come “spregiudicate”.

Sono stata offesa come femminista e attivista lgbt quando la mia adesione a una manifestazione contro la violenza sulle donne é stata vista come “eccessiva” e non idonea a una persona vittima di violenza, essendomi mostrata troppo “forte” (…)

Se sei una donna non conforme, non puoi essere creduta”.

Ne parlammo qui, e meno di un mese fa dal palco della manifestazione a Roma sul “ddl Zan” (audio).
Con noi sul palco, Orgoglio Bisessuale e Rete Lettera A.

Come descritto già nel 1979, nel documentario “Processo per stupro” di Loredana Rotondo, non si processano gli imputati: il sistema giudiziario e i media processano la vittima.

In questo caso, la bisessualità della “ragazza della Fortezza da Basso” fu usata contro di lei per screditarla ulteriormente, con passaggi addirittura patologizzanti, e intrinsecamente bifobici: in che modo il fatto che lei avesse avuto una relazione con un uomo, e poi una relazione con una donna, dovrebbe contribuire a rendere poco attendibili le sue affermazioni? se non tramite il presupposto che avere relazioni con più generi equivale ad essere “instabili” o “bordeline”?

Perfino il fatto che lei fosse una attivista lgbt e una femminista, è stato usato contro di lei: “troppo forte” per essere una vittima. Dunque: fragile quando si tratta di scegliere con chi fare sesso, ma forte quando si tratta di rifiutare? E perché partecipare a delle manifestazioni sarebbe “eccessivo”?

In altre parole, è stato processato il fatto che lei non corrispondesse ai correnti dettami sessisti e monosessuali: stai a casa, non fare casino, e vedi di capire se ti piacciono gli uomini o le donne.

È impressionante quanto sia pervasiva la dicotomia etero/omosessuale. Perfino in ambienti da cui, al massimo, ti aspetteresti l’eteronorma. Le autorità italiche, precisamente, parlano di “un rapporto di convivenza” (etero) e di uno omosessuale. È quando non capisci quale delle “due opzioni” ti corrisponde, che la tua vita è “non lineare”. Sempre indecisa. Ma sessualmente spregiudicata.
Sia chiaro, se “la ragazza” fosse stata lesbica, comunque sarebbe stato trovato il modo di processare la vittima: solo, non tramite la bifobia.

L’omofobia si declina in modo diverso nel caso delle donne (Lesbiche) e degli uomini (Gay), tanto che abbiamo due lettere nell’acronimo apposta. Anche nel caso delle persone Bisessuali esistono differenze: gli uomini Bi sarebbero dei gay con la “moglie di copertura”, le donne Bi sarebbero delle esibizioniste instabili, “ragazze facili”, che farebbero qualsiasi cosa, per poi magari pentirsene a posteriori: un concetto molto “utile” nel difendere chi stupra (“la vittima era d’accordo ma poi s’è pentita”), che in questo caso viene presentato come un comportamento abituale della ragazza, (anche) perché Bi.

Da quella sentenza vergognosa sono passati 6 anni, e la Corte europea dei diritti umani oggi condanna l’Italia.

Ad appellarsi alla Corte di Strasburgo era stata lei, “la ragazza della Fortezza da Basso”, proprio per il comportamento delle autorità nazionali.
La Corte le ha dato ragione, definendo “deplorevoli e irrilevanti” “le osservazioni riguardanti la bisessualità, le relazioni, il rapporto sessuale sentimentale e occasionale” della ragazza prima del fatto.
Secondo la Corte, le autorità italiane dovrebbero “evitare di riprodurre stereotipi sessisti nelle decisioni dei tribunali”, ed evitare di esporre le donne alla “vittimizzazione secondaria” con “parole colpevoli e moralistiche”.

Insomma, l’Europa dice che il sistema giudiziario italiano è sessista. E BIFOBICO, esplicitamo noi.

Viene da chiedersi se adesso, con il concetto di consenso esplicito che inizia a circolare, col lavoro fatto in questi ultimi anni per la visibilità bisessuale in Italia, e col dibattito sul “ddl Zan” in corso, i discorsi e gli esiti sarebbero stati proprio gli stessi. Forse oggi alcuni termini verrebbero usati in modo diverso, ma per quanto riguarda le prassi e i concetti di fondo?

Questa decisione della Corte Europea è certamente un segnale positivo. A parte la proposta di risarcimento di 12mila euro (ben pochi, visto cosa “la ragazza della Fortezza” ha affrontato), viene sottolineato che c’è un problema: stavolta non lo dicono solo “lə solitə femministə” (tra cui noi), ma una istituzione ‘super partes’ che rappresenta quell’UE in cui l’Italia, tendenzialmente, vuol rimanere. Come reagiranno le Istituzioni italiche? Il sessismo, la misoginia e la bifobia sono problemi sistemici, che devono venire abbattuti in modo sistemico. Serve una formazione specifica per giudici e avvocatə, servono tutele legali, ma anche e soprattutto una educazione diversa per bambinə, ragazzə e adultə: solo questo può cambiare la mentalità delle persone e infine la società (di cui anche il sistema giudiziario non è che un riflesso).

“Ragazza della Fortezza da Basso”, se per caso ci leggi, grazie.

LE DONNE BISESSUALI NON SONO PREDE.
LA BISESSUALITÀ NON È SINONIMO DI INSTABILITÀ.

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